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Alcune considerazioni sulle diverse versioni del disastro aereo del volo MH17

A breve tempo dal ritrovamento delle scatole nere, non manomesse, come comunicato dagli esperti olandesi, si sono diffuse voci che confermerebbero l’abbattimento dell’aeromobile da parte di un missile.

Si sarebbe giunti a questa conclusione osservando i dati, registrati dalle scatole nere stesse, che registrerebbero una vasta e improvvisa decompressione all’interno dell’aereo. Ma questa notizia, diffusa sia dalla CBS, che da funzionari ucraini, è stata subito etichettata come prematura dagli esperti occidentali al lavoro.

Occorre ricordare come precedentemente all’abbattimento del Boeing 777 della Malaysia Airline, il 12 luglio era stato abbattuto uno Ilyushin II 76, il 14 luglio un Antonov AN-26 e il 16 luglio un Sukhoi SU- 25. Questi numerosi abbattimenti verificatisi pongono l’attenzione sulla presenza di un sofisticato sistema di difesa aerea.

Alexander Khodakovsky, uno dei comandanti delle milizie filo russe, ha confermato, per poi ritrattare dopo breve, che un sistema missilistico BUK era a disposizione dei ribelli nella zona da loro controllata. Al tempo stesso ha accusato il governo di Kiev di essere responsabile di quanto accaduto al volo MH17. Effettivamente un sistema di difesa aerea BUK era stato fotografato in più riprese nella città di Torez a pochi chilometri dal confine russo, a breve distanza dalla zona di ritrovamento dei rottami Boeing 777. Dalle fotografie è difficile chiarire se si trattasse di un SA-11 o di un più evoluto SA-17. Tuttavia, dalle immagini appare chiaramente come due dei quattro missili sia mancanti dal lanciatore.

 

Possono gli SA-11 o gli SA-17 colpire un aeromobile di linea?

 

Sì, questi sistemi possono colpire oltre i 10000 metri e non solo aerei, ma anche missili che viaggiano a velocità molto superiori rispetto a quelle di un’ aeromobile di linea. Tuttavia per l’attivazione e il funzionamento richiedono personale specializzato che sia a conoscenza degli apparati e delle procedure da attuare.

 

Può essere stato un altro aereo ad abbattere il Boeing 777?

Un’altra versione, radicalmente differente dalla precedente, è quella che sta andando diffondendosi in queste ultime ore: un presunto pilota ucraino avrebbe dichiarato, ad un giornale tedesco, di essere il responsabile dell’abbattimento dell’aereo malese. Secondo la sua versione l’abbattimento del Boeing 777 sarebbe stato effettuato con il cannoncino da 30 mm del suo Sukhoi SU-25. Il giorno del disastro aereo sono state effettivamente raccolte diverse dichiarazioni secondo cui due Sukhoi-25 stavano volando a breve distanza dal volo MH17. Tuttavia, quest’ultima versione, risulta a dir poco improbabile. In primo luogo perché il primo aspetto, che il pilota dovrebbe chiarire, non è da chi sia giunto l’ordine d’attaccare ed abbattere ad un areo civile di linea, ma come sia riuscito a far volare un Sukhoi SU-25 a 10000 metri, mantenendolo stabile a tal punto da riuscire ad abbattere un aeromobile utilizzando il cannoncino da 30 mm. Una manovra impraticabile.

Nel caso poi in cui il Sukhoi SU-25 fosse stato anche armato, quindi con missili e bombe montati sui piloni, entriamo nel campo di ciò che è praticamente impossibile. Un Sukhoi SU-25 armato non può raggiungere né l’altitudine né la velocità di crociera a cui viaggia il Boeing 777.

Vi sarebbe poi un ultima ipotesi che vede un eventuale missile aria-aria lanciato dal Sukhoi SU-25 verso il volo MH17. Ma, essendo gli armamenti a disposizione del Sukhoi SU-25 i missili K-13 o gli R-60 si potrebbe quasi certamente scartare questa ipotesi. Inoltre, vista la situazione sul terreno, è difficile che il Sukhoi SU-25 sia stato armato con dei missili aria-aria.

Ad oggi, l’unica certezza è che numerosi detriti del Boeing 777 sono stati ritrovati sparsi su di un’area piuttosto ampia. Soltanto quelli appartenenti alla parte centrale dell’aereo sono stati rinvenuti concentrati in un’unica zona, dove, per l’appunto, si è sviluppato l’incendio mostrato dai filmati.

La maggior parte dei detriti disseminati, al di fuori della zona dell’incendio, non recano segni esterni particolari. Anzi, alcuni detriti, compresi alcuni pensili ed armadietti portabagagli, erano di notevoli dimensioni.

Insomma, nulla lascia presupporre un’ampia esplosione a bordo, in grado di disintegrare l’aeromobile in numerosi pezzi di piccole dimensioni. Solo due rottami, entrambi appartenenti alla cabina di pilotaggio mostrano segni particolari. Si tratta di un pezzo di fusoliera, appartenente al lato sinistro della cabina di pilotaggio, della zona inferiore sottostante l’ultimo finestrino, esattamente dove si trova il comandante; e di un altro pezzo di fusoliera appartenente sempre al lato sinistro della cabina di pilotaggio, ma appartenente alla zona superiore.

Su entrambi questi rottami è possibile vedere elementi che non si trovano in nessun altro rottame di quelli rinvenuti e fotografati. Si tratta di una serie di piccoli fori, di dimensioni medie e piccole, con la lamiera piegata dall’esterno verso l’interno della fusoliera. Come se dei piccoli corpi metallici fossero stati “sparati” dall’esterno verso l’interno dell’aeromobile, descrivendo una dinamica molto simile a quella che si verifica con l’esplosione, a breve distanza, di un missile con innesco di prossimità.

Inoltre, stranamente, il telaio del finestrino del comandante è piegato dall’interno verso l’esterno. Non si può escludere che nel caso in cui un missile avesse colpito la cabina di pilotaggio, l’aeromobile, ormai fuori controllo, sarebbe potuto precipitare con una traiettoria discendente particolarmente ripida e ad una velocità tale da portare ad un cedimento delle parti della fusoliera già danneggiate dall’impatto del missile. Questo potrebbe spiegare perché i detriti siano stati trovati lungo un’area così ampia e perché alcuni di essi siano di notevoli dimensioni.

Ma, cosa sia realmente successo non possiamo saperlo. E nemmeno chi sia stato ad abbattere l’aereo. Proprio in queste ore si sta diffondendo la notizia del ritrovamento di missili balistici inesplosi lanciati dall’esercito ucraino verso le postazioni delle milizie filo-russe.

Lorenzo Adorni

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